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| 26/04/2005 23:02 |
miei cari amici...sarà l'ora...sarà che sono stanco...sarà quel che sarà... dopo tanti tentennamenti passo ad un'altra piattaforma. peccato perchè se iobloggo funzionasse sarebbe certamente la migliore. in ogni caso spero abbiate voglia di venirmi comunqe a trovare a questo indirizzo: http://cannonball.splinder.com |
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| 24/04/2005 14:29 |
come la nostalgia di un attimo. come la scoperta
di una novità. sentirsi casualmente a casa, come se tutto -
improvvisamente - fosse diventato del tutto naturale. lo faceva sentire
così la sua giovanegirl così indisciplinatamente bella da desiderare di
baciarle lo sguardo. "sentirsi a casa" era decisamente quello che
cercava. così inatteso, così improvviso, così insperato. l'attimo del
bacio; sì. proprio l'attimo in cui l'esitazione di due amanti si mostra
nel tenue respiro delle loro labbra. così semplicemente bello da vivere
da sembrare vero.
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| postato da (tardo)romantico | 3 commenti | voto: 4 ( + / - ) |
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| 15/04/2005 12:31 |
"...mia
madre non aveva poi sbagliato, a dir che un laureato conta più di un
cantante. giovane e ingenuo io ho perso la testa sian stati i libri, o
il mio provincialismo e un cazzo in culo e scuse d’arrivismo, dubbi di
qualunquismoson quello che mi resta". oggi si parla
di celebrazioni. sembrava di essere in una canzone di guccini o di de
andré stamattina. e dire che non è la prima volta che vivo in una
situazione del genere. sembra di vederli ancora tutti là - giacche
troppo strette attorno a sorrisi di circostanza - con macchine
fotografiche tutte in tiro per immortalare. e poi tutto quel parentume
sorridente che viene a chiederti disinvolto "e tu quando ti laurei"
come se non lo sapessero. andate gentilmente a cagare. non so cosa
farmene dei sorrisi di circostanza, dei bacetti sulla guancia che ci
stanno bene nelle care festività. ma per piacere. ma dài siamo
seri.questo trend da "volemosebene" proprio non ci sta. che
consolazione stamattina essere l'unico con la camicia fuori dai
pantaloni.
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| postato da (tardo)romantico | 7 commenti | voto: 4 ( + / - ) |
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| 05/04/2005 12:29 |
la vita aveva in mente dei percorsi strani per lui. decisamente. quella sera era tornato sul luogo del delitto - dei delitti - di tanti anni fa. tutto era così incredibilmente immobile proprio come lo aveva lasciato: quel tabellone con gli arrivi&partenze, l'aria gialla e maleodorante, l'ubriaco accanto all'edicola. tutto fermo. e dire che si trattava di una stazione, luogo deputato - come abbiamo ricordato - ad arrivi e partenze. ma tant'è. rieccolo adesso correre come un pazzo scatenato per raggiungerle la sua girl al binario cinque, con i passi veloci al ritmo del cuore, correre dimenticando sé stesso e tutti i personaggi di contorno di questa storia. per pochi momenti - finalmente - erano solo lui e lei, col brivido e il timore di non riuscire a salutarsi, con la paura di incrociare gli sguardi dall'alto di un finestrino semichiuso, quando il treno comincia a fischiare e i contorni prendono a sfumare. lui e lei. ma il nostro giovane eroe tardoromantico aveva un cuore così l'altra sera e tutto il resto pure cospirò perchè quei simpatici lovers si abbracciassero alla faccia del treno e della partenza. ebbero tutto il tempo necessario per dirsi "ti aspetto" e quando il treno cominciò a muoversi e lei era appoggiata ad un finestrino semichiuso, un sorriso sulle labbra di entrambi sussurrò "ti amo".
e il treno aveva un colore diverso quella sera. eccome. esistono spiritelli affini e bloggers postrock che ti accompagnano a salutare la tua lei e poi - a treno lontano - ti guardano come a dirti:"non fare il pischello, stavolta non sei da solo". e tu stai lì, silenziosamente ammirato dal paesaggio che hai intorno, da quei personaggi discreti a cui non ti vergogni di dire "ti voglio bene". e pensi di essere sereno, una volta tanto.
e poi la mia girl torna tra un paio di giorni...
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| 28/03/2005 00:13 |
ed era davvero da non dire. quella sensaemozione di freddo e solitudine. essere perennemente al di fuori di ogni situazione. sentirsi da parte, a guardare le scene della tua vita sovrapporsi, scambiarsi, crescere e deperirsi. e non c'erano tante scelte. era così. niente da fare...no way to escape. stava lì come a "sorseggiare un chinotto dietro le quinte". senza poter più chiedere nulla, facendosi addormentare gli attimi sulla pelle. piccoli frammenti di vita non vissuta a invecchiare tra le sue dita. no. lui non apparteneva alla sua storia. non c'era verso di convincersene. era troppo indietro rispetto a tutto. inutile protestare con il passato o con il presente. era così e lui non aveva la forza di farci nulla; forse avrebbe desiderato che qualcun altro al suo posto l'avrebbe fatto. ma...niente. il suo semisorriso diveniva alla fine quasi una smorfia. silenziosa. discreta. personale. e dover essere semple splendido. esseree sempre all'altezza delle situazioni. no. non era proprio questo il momento. no. |
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| 22/03/2005 23:15 |
adesso era tornato di nuovo lì. senza capire granché. continuando a non capire granché. e gli rimanevano in gola, paralizzate, soffocate, le frasi che voleva dirle. era un problema di silenzi e parole. sarebbe ingiusto dire che aveva bisogno di parlare, come se solo così si misurasse l'affetto che provava per lei. no, non era questo. semplicemente aveva bisogno di qualcosa che gli riscaldasse il cuore. così. semplicemente. e dover distillare i silenzi mendicando attenzioni, asservito totalmente alla dolcezza dei suoi baci, e chiedere e non capire, e credersi stupido e inappropriato. come se tutto fosse sempre in un equilibrio precario. come trovarsi in uno splendido palazzo di cristallo e poter distruggere tutto. improvvisamente. stava lì inebetito dalla bellezza dei suoi occhi a chiedersi perchè ancora continuava a farsi tutte quelle assurde domande. non l'avrebbero portato a niente. come sempre. lui voleva solo guardarla oltre i suoi splendidi occhi. |
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| 18/03/2005 23:26 |
stavolta non c'entra niente salinger. non esistono neanche giovani antieroi tardoadolescenti o tardoromantici. no. niente di tutto questo. stavolta ci sono io. e ci sono mille altre cose che a scriverle - forse - non esisterebbero più. ci sono io che mi meraviglio. mi sorprendo. lo confesso: sono un cardiolabile con tendenze masochistiche. ma, detto tra noi, non me ne importa più granchè. magari fossi pazzo. come holden che si innamora di tutto e dopo qualche ora si innamora di altro e altro ancora. perchè, in fondo, amici - pazienti sconosciuti che passerete, forse, distrattamente e altrettanto distrattamente leggerete queste righe - io non capisco niente di niente. mi ostino a scrivere su questo dannatissimo blog senza un motivo. così: mi piace scrivere. ma a vent'anni o poco più la menata del tardoromantico un po' sfigato e vagamente folkie non basta più. scrivere di amore sfuggito, amore disatteso sta diventando davvero estenuante. chissà. forse perchè finora ho scritto di me solo le mie riflessioni. le mie sensazioni uccise su una pagina virtuale. così liberamente prostituite e rese gradevoli al distratto passante. adesso però è difficile scrivere d'amore. la cosa più assurda è che io di amore non ne capisco un accidente. non capisco niente di tante cose, ma con l'amore do di matto davvero. che poi...amore. io mi conosco. io parto come un disperato a una velocità impressionante ché tutti dicono:"guarda quello che pazzo". poi mi accorgo che ho sbagliato tutto, che era da tutt'altra parte che dovevo andare. e scoprirlo sempre dopo. e decidere allora di contare non fino a tre ma fino a trecento. anche quando hai una voglia pazzesca di bruciare tutti sullo scatto, già al via. partire. lanciarsi. così. come quando in orchestra il direttore ti fa un cenno perchè cominci solo tu. e tu ti butti e gli altri - ne sei certo - ti seguiranno. ma la vita non è semplice come la musica. no, assolutamente. nella vita non c'è spartito. la vita è piena di attimi silenziosi in modo assordante, è piena di sguardi incerti, è piena di baci sfiorati e di abbracci non dati. direte che "certo, nella vita ci sono anche le carezze, gli abbracci, i baci, l'amore condiviso e le rose", ma ti ripagano solo in parte del disorientamento continuo che hai come costante. ed io non capisco un accidente. e non capisco neanche tutte le frasi zoppicanti che sto scrivendo. stasera sono strano e no, non ho niente. va bene così. anzi, se proprio lo volete sapere, adesso mi mangio un grancereale al cacao che è tanto buono e ne è rimasto solo uno. |
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| 16/03/2005 22:41 |
questa volta avrebbe contato almeno fino a tre. chissà. magari era che stava ascoltando una canzone un po' malinconica. giorni un po' così. capitano. ma adesso era fondamentale non chiedersi nulla perchè aveva una paura tremenda che tutte le sue domande restassero lì. appese all'ennesimo punto. per questo, nonostante tutto, nonostante facesse una dannatissima fatica. avrebbe contato fino a tre.
per inciso la canzone un po' malinconica è cocoon dei decemeberists. |
| postato da (tardo)romantico | 10 commenti | voto: 5 ( + / - ) |
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| 13/03/2005 03:33 |
il problema è che adesso non ne aveva più la forza. magari era semplicemente l'inguaribile desiderio si essere innamorato. magari sì. era quello. il punto è che tutto adesso era assurdamente complicato. forse pensava che il semplice scriversi addosso potesse in qualche modo esorcizzare ogni sentimento. sì: esorcizzare. come se, per incanto, le parole potessero in qualche modo creare un mondoaltro, in cui non c'era bisogno di chiedersi quali fossero le intenzioni altrui. un mondo di parole. un mondo in cui non c'è affatto bisogno di dare una svolta alle situazioni. quelle - si sa - svoltano da sole. ed è sempre una sorpresa. ma cosa poteva fare? in fondo lo sapeva di essere un incorreggibile tardoromantico, uno che si affeziona all'idea, uno che cerca e raramente trova. essì. perchè in certi campi è meglio non cercare. spesso tutte le parole, tutte le questioni, tutte le domande, tolgono il gusto di scoprire. allora sì; non avere la forza di dare una svolta alle situazioni era un bene, perchè l'amore svolta da solo. l'amore - miei cari - non è una situazione. |
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